La visita ortottica

La visita ortottica

 La visita ortottica a cura della Dott.ssa Francesca Stirpe (Ortottista- Assistente in Oftalmologia)

L’ortottica (dal grego orthos-dritto,regolare ed optiché-visione, atto della visione) costituisce uno specifico ramo dell’oftalmologia che consente di valutare le possibili anomalie a carico della visione binoculare quali ad esempio lo strabismo nel bambino e nell’adulto, l’ambliopia (occhio pigro), i deficit di accomodazione e/o di convergenza, la prevenzione dei disturbi come l’astenopia e la valutazione dei meccanismi di soppressione e paralisi oculari. L’ortottista, come professionista sanitario, è parte attiva nel processo di riabilitazione del paziente ipovedente ed infine presta la sua collaborazione, in totale sinergia, con il medico oculista nella valutazione della rifrazione (esame della vista) e nell’esecuzione di esami strumentali predisposti alla diagnosi di patologie oculari quali tonometria, esame del campo visivo, oct, topografia corneale, biomicroscopia endoteliale, biometria ecc. ecc.

La visita ortottica va ad integrarsi con quella oculistica, che rimane base fondamentale ed imprescindibile, per una possibile terapia ottica, ortottica, farmacologica e chirurgica.

È indicata soprattutto in età pediatrica, a partire dai tre anni di età (salvo diverse indicazioni), per valutare lo sviluppo congruo ed armonico delle capacità visive, senza escludere ovviamente, pazienti di età adulta che presentano disturbi oculari e sensoriali legati all’insorgenza di una paresi o paralisi oculare con conseguente comparsa di diplopia.

Il ruolo principe dell’ortottista è dunque la valutazione delle possibili alterazioni della motilità oculare.

Lo strabismo si manifesta come un disallineamento degli assi visivi che rende particolarmente complessa la cooperazione tra i due occhi. Nella sua forma ad insorgenza infantile spesso si riscontra l’instaurarsi di anomalie sensoriali, stereoscopiche frequentemente associate ad ambliopia (occhio pigro). Quest’ultima viene definita come una riduzione unilaterale della vista determinata da un disallineamento visivo accompagnato o no da una possibile ametropia non corretta  (difetto di vista).

In tal caso si procederà come prima cosa alla correzione del possibile difetto di vista e contestualmente alla prescrizione di un trattamento occlusivo personalizzato, tenendo conto dell’età del piccolo paziente, dell’entità dell’ametropia e della differenza in termini di acuità visiva nei due occhi.Le tappe fondamentali che costituiscono la visita ortottica sono:

  • la misurazione dell’acuità visiva utilizzando a seconda dell’età e del grado di collaborazione: simboli grafici, E di Albini, numeri e lettere disposti ad una precisa distanza esaminando naturalmente un occhio alla volta
  • misurazione dell’eventuale angolo di strabismo attraverso stecche prismatiche: con esso si determina la presenza di strabismo, ne permette la sua classificazione (latente/ non sempre evidente, manifesto/sempre presente); la sua tipologia (convergente, divergente e verticale) e per mezzo di particolari stecche prismatiche dedicate, la quantificazione dell’angolo di strabismo in termini di diottrie prismatiche necessarie alla sua compensazione.
  • Valutazione della stereopsi attraverso la somministrazione di test dedicati quali test di

Lang I e II, Wirt, Titmus test ed altri, per mezzo dei quali si andrà a valutare il senso di profondità e la visione tridimensionale

  • valutazione della convergenza ed accomodazione in cui si sonda la capacità dei due occhi di eseguire un movimento armonico e simmetrico durante la fissazione di un oggetto che via via si avvicina alla punta del naso
  • valutazione della motilità oculare, esaminando singolarmente ed in coppia con il muscolo controlaterale la funzionalità dei muscoli extraoculari nelle principali posizioni diagnostiche di sguardo. Nel caso in cui fosse presente uno strabismo si evidenzierà una iper o ipofunzione di uno o più gruppi muscolari, quest’ultima valutazione risulta efficace nel rilevare altresì una condizione di pseudo strabismo, molto frequente nella popolazione pediatrica, definito meglio come epicanto. Nel paziente che presenta epicanto si osserva una plica muscolo cutanea ad interesse della palpebra superiore che va a coprire una porzione più o meno marcata dell’angolo interno dell’occhio e con una base allargata della radice del naso, per tale motivo è facilmente confuso come uno strabismo vero e proprio
  • valutazione dei rapporti binoculari e la corrispondenza retinica dei due occhi intesa come la capacità di fondere a livello cerebrale le immagini provenienti dai due occhi in una sola. Dove è presente una anomalia sensoriale a carico di uno dei due occhi il cervello, potrebbe innescare un fenomeno di soppressione cioè di un non utilizzo dell’immagine proveniente dall’occhio più deficitario
  • studio della diplopia (visione doppia) e la sua relativa natura orizzontale, verticale e/o obliqua, in caso di strabismo paralitico
  • schermo di Hess- Lancaster, esame che si esegue in presenza di diplopia ed attraverso il quale si riesce a quantificare la misura della deviazione esaminando la cooperazione dei due occhi e l’eventuale deviazione presente nelle diverse posizioni diagnostiche di sguardo

In conclusione possiamo dire che la visita ortottica nei bambini, di solito prescritta dal pediatra insieme alla visita oculistica, si esegue, quando non si notino nel bambino particolari problematiche, a 3 anni, 5 anni e 7 anni. Se invece si nota una tendenza a tenere il capo storto o un occhio che non sembra in asse, si può eseguire anche prima dei 3 anni.

Nei ragazzi entro i 14 anni si esegue in caso di: mal di testa, senso di pesantezza oculare, frequenti ammiccamenti oculari quando guarda da lontano, si avvicina alla televisione.

Negli adulti si esegue invece quando insorge improvvisamente uno strabismo, o quando (soprattutto nei giovani di 20-30 anni) durante la lettura si avvisino sintomi quali stanchezza oculare e sdoppiamento della visione.

E’ bene dunque, effettuare sia la visita ortottica che quella oculistica in quanto visite differenti e complementari allo stesso tempo, così da avere uno studio completo del sistema visivo. In uno studio oculistico è quasi sempre presente la figura dell’ortottista, facendo sì che ci sia una migliore comunicazione tra i due professionisti.

 

Dott.ssa Francesca Stirpe (Ortottista- Assistente in Oftalmologia)